sabato 15 dicembre 2018     |
Il Musicista
 

1972 - Il mio primo basso
 
 

 

 


1982 - Banda dei Granatieri di Sardegna

 

 


1983 - a Capri

 

 

 


1984 - a casa mia

 

 


 


1991 - sulla Costa Marina

 

 

 

 


2004 - a Corvara

 

 

 

Eravamo un gruppo di giovanissimi ragazzi di provincia uniti da una grande passione: quella per la musica.

Ci dispiaceva non aver potuto vivere in prima persona l'epopea dei Beatles, ma dei quattro ragazzi di Liverpool conoscevamo vita, morte e miracoli. Avevamo tutti i loro dischi e trascorrevamo interi pomeriggi ad ascoltare la loro musica. A quell'epoca oltre ai Beatles ed ai Rolling Stones ci piaceva  soprattutto il beat italiano, sebbene fossimo al tramonto di quell'era rivoluzionaria.

Una nuova corrente musicale si profilava infatti all'orizzonte: quella della musica pop.
Contemporaneamente cominciava anche l'epoca dei grandi concerti. Io ed i miei amici un fatidico giorno lasciammo la nostra piccola Formia per andare nella capitale ad assistere ad un mega raduno che si sarebbe tenuto nello stupendo scenario di Villa Borghese. In quella occasione si sarebbero esibiti i migliori complessi italiani dell'epoca: La PFM, Il Banco, Le Orme, Gli Area, Gli Osanna,  I New Trolls, Il Volo.
Rimanemmo talmente entusiasti di quella esperienza che quando tornammo a casa decidemmo di formare il nostro primo complesso.

Seguendo le orme del mitico Paul Mc Cartney, mio idolo incontrastato, avevo abbracciato la chitarra basso e mi ero autoproclamato voce solista del gruppo.
Il nostro primo complesso si chiamava "Gli Effetti Strani". Da lì a poco partecipammo ad un gara di complessi. Suonammo talmente male che, alla fine della nostra esibizione,  il presentatore ebbe impietosamente a dire: "Certo, sono proprio Strani questi Effetti!"
L'ultimo posto conquistato in quella misera gara di provincia non ci scoraggiò affatto. Al contrario!
Continuammo, imperterriti, nella nostra sacra missione "quella di rinverdire le gesta dei mitici Beatles"!
Solo che la vita di gruppo non era così facile come immaginavamo. Partenze, arrivi, ammutinamenti e defezioni varie mi spinsero, negli anni successivi, a far parte di gruppi di belle speranze (si fa per dire) che rispondevano ai poco memorabili nomi di "I Nuovi Effetti", "Il Gruppo TNT", "Gli ABC", "L'Orsa maggiore".

Nel frattempo avevo scoperto in me le doti del polistrumentista. Strada facendo avevo imparato a suonare la chitarra, la batteria, l'organo, il sassofono (durante il servizio militare ho fatto persino parte della Banda dei Granatieri di Sardegna), ma soprattutto avevo scoperto il fascino del pianoforte. Mi feci così sedurre  da questo meraviglioso strumento e credo che mai decisione fu più azzeccata, proprio perché il pianoforte è uno strumento completo che ti dà la possibilità di esprimerti in piena libertà.

La mia prima canzone l'ho composta nel 1972, quando avevo appena quindici anni. Si intitolava "Un dolce incontro".  Da allora ho composto almeno un centinaio di canzoni ed inciso anche diversi album tra cui: “La nostra adolescenza” (1980), “Oltre il deserto” (1985), “Enzo Vola ai Tropici” (1990).

In realtà  il mio  sogno da grande: era quello di fare il cantautore!
Per farlo  mi rendevo conto però che avrei dovuto abbandonare Formia per tentare la grande avventura. Mi trasferì così a Roma per studiare al Conservatorio di Santa Cecilia, cimentandomi, nel frattempo anche con lo studio del canto e del contrabbasso.

Finiti gli studi, con una laurea in Lettere nel cassetto, ho cominciato a suonare in giro per il mondo, facendo delle esperienze incredibili, venendo a contatto con i personaggi più curiosi e le culture più affascinanti.
Ho suonato un po’ dappertutto: nei night club di quart'ordine come nei bordelli di lusso, nelle balere popolari come nelle discoteche alla moda, nei piano-bar più in voga come sulle navi da crociera. Un’esperienza meravigliosa, anche se non sempre facile, che mi ha forgiato molto come uomo e che mi ha insegnato a districarmi in quella terra piena di insidie e pericoli senza mai cadere in devastanti tentazioni.

E' stato proprio all'epoca in cui suonavo in un piano-bar di New York, "La Camelia", che un giorno ho scoperto la salsa. Me ne sono talmente innamorato che alla fine ho deciso di mettere un po’ da parte le mie ambizioni musicali per trasformarmi in ambasciatore della salsa e della cultura che essa esprime.

E' rimasto in me però un grande rammarico che dura ad oggi. So che avrei che avrei dovuto provarci di più.
Ma non è detta ancora l'ultima parola! Chissà, un giorno i sentimenti torneranno di moda e potrò tirare dal cassetto alcune di quelle canzoni e  portarle al successo, cantate magari anche da qualcun altro.

Nel frattempo continuo a suonare per gli amici o in occasione di qualche breve rentrèe artistica che l'estate, fra un viaggio e l'altro, mi concedo.
Ho comunque una crescente nostalgia per quegli anni e sempre più frequentemente  mi assale la voglia di tornare nuovamente on the road.

I miei ricordi più belli nel mondo delle musica sono legati a degli artisti affermati con cui ho avuto la fortuna di suonare o di altri che più semplicemente ho avuto modo di accompagnare al pianoforte.
Mi piace ricordare, ad esempio, il grandissimo Renato Carosone (all'epoca in cui suonavo ancora il basso), Angela (la brunetta dei Ricchi e Poveri), Fiordaliso ma soprattutto un’artista che ho sempre ammirato tantissimo: Walter Chiari.
Eravamo in un piano bar di Santa Teresa di Gallura. Walter si avvicinò al piano e mi chiese di accompagnarlo nella interpretazione di "Stardust", un classico che gli faceva ricordare  uno degli  amori più grandi della sua vita: la mitica Ava Gardner.
Ragazzi, che brividi alla schiena ho provato quella volta!!!...
 
 
 
 
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